mercoledì 4 febbraio 2015

Beltane con Le Figlie dell'Antica Religione

martedì 13 gennaio 2015

La Donna Celtica.

La donna celtica... La donna celtica cammina in pace, ma porta con sé, inosservate, le sue armi. Si considera come una parte della ragnatela del creato Ma anche una persona unica e degna di grande valore. Ama e rispetta la famiglia, gli amici, la comunità Ma trova ispirazione nella solitudine. Sa comandare, ma sa anche quando lasciarlo fare agli altri. Lavora per imparare, per insegnare, per condividere e mantenere i segreti, per cambiare restando uguale a se stessa, per essere umana e divina. Il pianeta ha bisogno di donne celtiche, che portino dentro di sé un inesauribile calderone pieno di forza interiore, un utero da cui possa nascere un mondo nuovo e migliore.

Edain McCoy, Celtic Women Sprirituality

A VOI DONNE...

A voi Donne speciali dò il benvenuto in questa Nuova Era e a voi ricordo l'Antico nostro appuntamento. Voi avete scelto questa vostra vita terrestre per diventare portatrici di Luce e d'Amore. Conosco le vostre grandi possibilità di Risvegliarvi al rispetto e alla comprensione di chi siete veramente. Attraverso voi e grazie a voi, ogni uomo riscoprirà se stesso. A voi che siete Donne Speciali, chiedo di prendere atto di come il mio vivere possa esser simile al vostro, basta che lo vogliate. Siete pronte a compiere un Balzo quantico sulla vostra realtà. Abbiate l'Audacia, il Credo, la Forza e la Risata Antica, propria di chi ha molte volte vissuto.

Risvegliatevi L'Eterno Mantra della Vita - Antigua Avenida

Il Cerchio....La Donna...


Dove non sarete distratti, tracciate un cerchio sul terreno, fisicamente o con la fantasia. In piedi al centro, respirate delicatamente, pienamente, fino a rilassarvi, quindi allargate la vostra aura fino a riempire il cerchio. Avvertendone la forza, e la centralità del vostro spirito, percorrete il margine del cerchio finché sentite che è saldo. Dal centro guardatevi attorno, consapevoli di nord, sud, est e ovest, collegando i punti cardinali e gli elementi. Quando siete pronti, aggiungetevi le stagioni dell’anno e il ciclo del giorno. Quindi, ritornando al margine del cerchio, camminate lungo quei cicli, notando i cambiamenti che si verificano a ogni passo che fate. Fate in modo di avvertire i cambiamenti di temperatura, il mutare dei colori e della luce, mentre scatenate la fantasia e la lasciate fluire. (…) Quando avete portato a termine l’esercizio, ritornate al centro e rilassatevi, concentrandovi sulla vostra energia spirituale, sulla vostra forza. Quindi inspirate delicatamente il vostro cerchio dell’aura finché vi sentite a vostro agio e rendete grazie agli spiriti del luogo. Quando il druida opera nel suo tempio, creando il suo cerchio sacro, non soltanto invita le energie degli elementi terra, aria, fuoco e acqua a essere testimoni e a infondere potenza al suo rito, ma quando invoca i punti cardinali per venerarli invoca anche gli spiriti che incarnano le forze del cambiamento, gli spiriti dell’inverno, primavera, estate e autunno, gli spiriti della notte, dell’alba, del mezzogiorno e del crepuscolo. Così il cerchio è ricco di immagini e di energia, ogni spirito che arriva dà vita alle immagini nella mente del druida, benedice il tempio, offre la propria ispirazione e potenza, è testimone del rito. Ogni spirito rivela una porta verso un differente piano di coscienza attraverso cui il druida può viaggiare verso le nebbie e i misteri del creato.

(Emma Restall Orr – I Principi del Druidismo)

domenica 4 gennaio 2015

Frigg e Fulla


Frigg e la sua ancella FullaTutte le qualità e le funzioni magiche delle lucifere Holla e Berchta, così tanto simili fra loro, convergono e coincidono con quelle della amorevole Dea Frigg, la Grande Madre divina che aveva generato tutte le divinità e tutti gli spiriti e le creature naturali, e che per questo veniva chiamata “Colei che viene prima di tutti gli altri”.

Ella era “la Donatrice”, nel cui ventre brillava il sacro germe che dà vita a tutta la Natura, ed era la custode e la personificazione stessa dell’antica Saggezza senza tempo e della profonda sapienza femminile.
Il suo bel viso, incorniciato dai lunghi e folti capelli biondi, era coperto da un velo che ricadeva soffice sino ai piedi, ed ella portava appeso al fianco un grande mazzo di chiavi – forse un simbolo della possibilità di schiudere le porte segrete che conducono al di là del visibile, di accedere a qualcosa di nascosto e di conoscere i Misteri che la Dea stessa rappresentava e conservava con cura.
Frigg era Signora delle acque che scorrono nelle morbide venature terrestri, e così delle fonti, dei fiumi, dei laghi, delle infinite distese blu dei mari, ed anche delle nuvole e della pioggia, che ella faceva discendere dal cielo perché allietasse la vegetazione assetata. La sua protezione si stendeva sull’agricoltura e sul bestiame, che doveva essere sempre trattato con amore e premura; ed anche sul caldo focolare di ogni casa, sui bambini e sulle loro madri.
Si raccontava che tutte le arti e le abilità delle donne fossero segretamente ispirate da lei, e che fossero il regalo che lei aveva fatto al mondo. Più di ogni altra, però, le era cara la Filatura, e secondo le leggende era lei che, al principio dei tempi, aveva mostrato alle donne il suo sacro fuso ed aveva insegnato loro a filare.
La Dea era, infatti, la prima Filatrice e possedeva una conocchia d’oro sulla quale filava un filo tanto sottile da sembrare seta. Le filatrici che lavoravano bene, con amore e attenzione, erano da lei ricompensate, mentre quelle che lavoravano in malo modo venivano severamente punite. Allo stesso modo, le case ben tenute e spolverate o quelle trascurate, ricevevano una buona o cattiva sorte, a seconda dei casi.
A Frigg erano sacri i gatti, che trainavano il suo magnifico carro nelle notti in cui ella correva per il cielo; e poi le rondini, il cucù dallo spirito profetico e la cicogna, che volava in aiuto dei bambini che cadevano nelle paludi o nei corsi d’acqua, salvandoli dalla morte e restituendoli alle loro mamme.
Le era sacro anche il periodo invernale e i dodici giorni e le dodici notti che seguivano il solstizio d’inverno, durante i quali le giovani non dovevano filare per alcun motivo, poiché Frigg si sarebbe offesa se in tali giorni il fuso non fosse stato lasciato a riposare.
In queste dodici notti – oppure in quelle che intercorrono fra Natale e la Befana – la Dea faceva visita a tutte le case per portare le proprie luminose benedizioni, ed al suo fianco l’accompagnava sempre la sua amata e fedele ancella, Fulla.
Questa fanciulla, vergine nel senso antico del termine, aveva capelli d’oro lunghi e lucenti come il sole ed era la personificazione della terra verdeggiante, rigogliosa, traboccante di vita e ricca di frutti. Era la Dea dell’abbondanza e del nutrimento che proviene dalla Natura e la Custode dei calzari e dello scrigno dei gioielli di Frigg – forse un emblema del suo grembo divino – dal quale traeva e distribuiva doni preziosi.
Nelle notti in cui, con la sua Signora, si recava a visitare le abitazioni, Fulla controllava tutte le cantine e le rimesse dove venivano raccolte le provviste per l’inverno. Se trovava i cibi ed il vino ben ordinati e a sua disposizione, li assaggiava, ed in tal modo concedeva le sue benedizioni; se invece trovava tutto sparso in modo disordinato, oppure chiuso a chiave, non assaggiava nulla e di conseguenza non dispensava la sua buona Fortuna. 
Dopo le cantine, ella andava a vedere le stalle, per accertarsi che gli animali fossero sistemati bene e al caldo, e spesso si intratteneva a pettinare dolcemente le lunghe criniere dei cavalli.
Per farsi luce, teneva sempre accesa una candela, e piccole gocce di cera sul pavimento, sul legno o tra la paglia potevano essere un segno del suo passaggio.

Gli aspetti ed i sacri compiti della Madre Frigg e della sua devota Fulla, così come quelli di Holla e Berchta, si somigliano e coincidono fra loro in modo sorprendente, tanto che non è difficile intravedere in queste luminose divinità dai diversi nomi la stessa ed unica essenza.
Vi è però una particolarità comune a tutte che merita d’essere ancora approfondita, perchè potrebbe alludere ad un piccolo insegnamento che le Dee vogliono forse far intendere. Questa caratteristica si trova nel legame, chiaro e indissolubile, che esse hanno con il fuso, la filatura e le filatrici.

Violet il tempio delle ninfe

Le origini della Befana


Le origini della Befana

L’immagine della povera vecchina dalle vesti lise, che attraversa i cieli cosparsi di stelle e la bella e bianca luna nella gelida notte d’inverno, per distribuire dolcetti e carbone, è dunque tutto ciò che è sopravvissuto nella nostra tradizione delle splendenti Dee di Luce e Fortuna.
Eppure non è difficile, per chi desidera andare oltre la superficie, scorgere oltre il suo laido viso sempre sorridente e gentile, la sua appartenenza ai mondi antichi e le sue lontane radici che ben vi attecchiscono.
A volte pare addirittura che ella voglia mostrare una porticina segreta che si nasconde oltre la sua figura, la quale si apre su di un regno incantato che lei stessa ancora incarna, sebbene quasi più nessuno se ne interessi o ne sia a conoscenza.
Al di là di quel piccolo varco magico, la Befana si riappropria finalmente della sua vera sembianza, e bisogna quasi proteggere gli occhi per non rimanere accecati dinnanzi alla visione abbagliante che ella mostra di sé, come del resto poteva succedere a chi tentava di vederla aggirarsi per le campagne, nei tempi in cui i suoi nomi erano altri e diversi, e richiamavano sempre la sua essenza di luce. 
Ella, infatti, altri non è che la stessa Holla, e Berchta e Frigg e Fulla, ed infinite altre luminose divinità femminili della Natura incontaminata, elargitrici di doni ed abbondanza, legate alla vegetazione, agli animali, alla fertilità ed alla Fortuna.
È la luminosa Dea del ciclo eterno, che muta la sua forma e conduce le stagioni. Portatrice di nuova vita e luce nel freddo e buio inverno, può assumere un aspetto incantevole, giovane e vigoroso, ma anche uno completamente opposto, orrendo, vecchio e spaventoso, “a rappresentare un ciclo completo dalla nascita alla morte e alla rinascita.” (7)
È l’antica Fata (8), Filatrice del Destino e Dea del Karma, che trasmette la sua arte alle donne perché la impieghino nelle loro vite; e la Coltivatrice delle profonde terre interiori, che insegna a coltivare i Semi nascosti, perché possano diventare ciò che sono nati per essere.
Il suo culto, ricorda quelli dedicati alle Matres o Matronae primordiali, Antenate genitrici di tutta la Natura, premurose e amorevoli protettrici delle donne, delle partorienti, dei neonati, e al contempo dei bimbi non nati e del sotterraneo mondo dei morti; e fra di esse, in modo particolare, richiama le Matres Domesticae, poiché come loro è custode del sacro focolare domestico, della casa e dei lavori femminili. Per questo forse non è una coincidenza che ella faccia uso proprio del camino, dimora del fuoco, per introdursi nelle abitazioni e per farvi ricadere magicamente tutte le cose buone di cui è portatrice.
La sua festa è molto preziosa perché è forse una delle uniche rimaste quasi intatte, nel corso del tempo e nonostante l’alterazione cristiana. E lo stesso la sua cara e tanto amata figura, eco delle divinità femminili che a lei hanno affidato la loro memoria perché non si spenga e continui a brillare, così che qualcuno possa scorgerne la luce e magari decidere di seguirla.
E chissà che, nel farlo, non si intuisca il luccichio fugace di un magico filamento dorato…
od il lontano tintinnare di tanti, piccoli campanellini.

 

Appendice: altre entità simili alla Befana nel Nord dell’Italia

In Italia la leggenda della Befana si può trovare ben radicata dal settentrione al meridione, e nei racconti popolari di certi paesi centro-settentrionali, esistono ancora alcuni spiriti fatati molto simili a lei, che hanno ben conservato le caratteristiche ed i compiti delle divinità trattate in questo testo. 
A Bologna, per esempio, c’erano le Borde, che evocavano e spargevano la fitta e bianca nebbia, mentre, ad Istria, le Rodie cavalcavano le grigie nuvole cariche di pioggia e grandine, sospingendole sui campi.
Vicino a Como, la Donnetta Grigia, chiamata in tal modo perché portava sempre sulle spalle uno scialle di lana grigio, compariva nottetempo, sulle scale buie che scendevano nelle cantine. Bisognava trattarla bene e con ogni gentilezza, perché così avrebbe benedetto e protetto la casa e coloro che vi abitavano; altrimenti, se fosse stata trattata male, sarebbe diventata tremenda e pericolosa.
Nelle zone intorno a Brescia, invece, le Bonae Res bussavano alle porte delle abitazioni a notte fonda, chiedendo accoglienza ed un poco di cibo. A seconda del trattamento ricevuto, donavano fortuna o sfortuna.
V’era anche la Donnina del Tetto, che si divertiva a stare sui tetti delle case spiando dalle finestre il modo di comportarsi degli abitanti, e forse portando sempre la buona o la cattiva sorte a seconda di ciò che vedeva.
Infine, in Val Camonica, una gentile vecchina, chiamata Mandola, si aggirava nei bei prati verdi e nei boschi umidi ed ombrosi, per spargere, insieme ai suoi amici folletti, una polverina magica che faceva crescere i funghi porcini.
Altre entità simili si possono trovare in altri paeselli, tuttavia queste sono forse quelle che più ricordano le Dee precedentemente trattate, nonché la buona Befana, che sempre vive e trasmette amore nel cuore di grandi e piccini.

Violet il tempio della ninfa